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La Donazione

Un gesto di solidarietà

Donare il sangue è prima di tutto un gesto di solidarietà con il quale ci si prende cura delle sofferenze di altre persone, in modo del tutto volontario e gratuito.
Nonostante l’avanzamento della ricerca e delle tecnologie mediche, il sangue non può essere prodotto in laboratorio, ma rimane fondamentale per la vita. Nei servizi di primo soccorso, in chirurgia, nella cura di alcune malattie o nei trapianti, il sangue è un vero e proprio elemento salva-vita. Assicurare una buona disponibilità di sangue in ogni momento dell’anno significa poter continuare a salvare vite, non solo nel Vicentino, ma anche in tutta Italia.
Tutti un domani potremmo averne bisogno. Sapere che c’è chi è sempre pronto a fare un gesto di questo tipo è una garanzia per la salute di chi riceve, oltre che di chi dona.

La donazione di sangue basa le proprie fondamenta su alcuni principi imprescindibili.
Donatore e ricevente sono anonimi e sono tutelati dalle normative in materia di privacy e dati sensibili. Chi sceglie di donare lo fa con consapevolezza e in tutta libertà, in modo completamente gratuito. Il donatore è sottoposto ad appositi controlli che assicurano il buono stato di salute dello stesso, un controllo periodico attraverso specifici esami rendono ancora più sicuro il sangue o i componenti che dovessero essere trasfusi ad altre persone. Ad ogni donatore, al momento del prelievo, è assegnato materiale sterile e monouso.

La donazione di sangue ed emocomponenti si differenzia in:

Il prelievo, assolutamento innocuo per il donatore, dura tra i 5 e gli 8 minuti, durante i quali vengono prelevati 450 cm³ di sangue (+/- 10%) come stabilito per legge. Tra una donazione e l’altra di sangue intero devono trascorrere almeno 3 mesi.

In questa tipologia di donazione viene utilizzata una strumentazione specifica che separa le cellule ed estrae dal sangue del donatore solo le componenti ematiche necessarie, plasma o piastrine. I componenti rimanenti vengono poi restituiti al donatore attraverso l’apparecchiatura che li reimmette nella circolazione sanguigna. In Italia ogni anno viene raccolta solo una parte del fabbisogno di plasmaderivati (albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione VIII e IX), mentre la restante deve essere importata con aumento dei costi per il Sistema Sanitario Nazionale, nonché l’aumento dei rischi potenziali i malattie trasmissibili.
La donazione di plasma ha una durata maggiore, tra i 35 e i 50 minuti, per il procedimento più complesso di raccolta. A differenza della donazione di sangue intero, l’intervallo tra una donazione e l’altra di plasma può essere anche di soli 14 giorni.

Plasma: è la componente liquida del sangue, grazie a cui le cellule ematiche possono circolare. Il plasma è costituito prevalentemente da acqua (oltre il 90%) nella quale sono disciolte e veicolate diverse sostanze come proteine, zuccheri, grassi, sali minerali, ormoni, vitamine, anticorpi e fattori di coagulazione.

Albumina: trasporta diverse componenti del sangue e sostanze nutritive. È una proteina utilizzata nel trattamento di alcune malattie del fegato e dei reni (cirrosi, nefrosi, ecc.) e per la cura di stati patologici gravi come lo shock da ustioni o traumi.

Immunoglobuline: sono sostanze protettive e anticorpi che si sviluppano normalmente a contatto con diversi agenti estranei all’organismo, oppure dopo le vaccinazioni. Il loro utilizzo in forma concentrata protegge le persone che non hanno anticorpi specifici per una determinata malattia. Le immunoglobuline costituiscono un aiuto prezioso anche nel caso di persone la cui resistenza alle infezioni sia diminuita o in alcune patologie immunologiche.

Fattori della coagulazione (VIII e IX): sono fondamentali per i pazienti affetti da emofilia A e B, che hanno una forte carenza di questi elementi nel proprio sangue. Negli ultimi anni l’uso di questi preparati altamente purificati e assai efficaci ha permesso un netto miglioramento nella qualità di vita delle persone affette da emofilia.

Per il prelievo di sole piastrine al donatore è richiesto di avere un normale assetto emocoagulativo. La separazione di questi componenti può avvenire con alcuni cicli di centrifugazione che separano la parte corpuscolata del sangue dal plasma. Il plasma viene poi raccolto in una sacca per essere poi restituito al donatore tramite reinfusione, insieme a globuli rossi e globuli bianchi. Le piastrine vengono a quel punto estratte attraverso un circuito chiuso che impedisce ogni forma di contaminazione. Il numero di donazioni di piastrine consentito in un anno solitamente non è superiore a sei. L’intervallo tra due donazioni di piastrine o tra una piastrinoferesi e una donazione di sangue intero è di 14 giorni. Tra una donazione di sangue intero e una successiva piastrioferesi, invece, deve trascorrere almeno un mese. Questo tipo di donazione dura circa un’ora e mezza. Le piastrine raccolte vengono utilizzate entro 5 giorni per la terapia di alcune gravi malattie quali leucemie, in pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia e ancora come supporto fondamentale nei trapianti di midollo osseo.
Con l’impiego di separatori cellulari oggi è possibile effettuare donazioni di più componenti. In caso di bisogno è possibile, ad esempio, effettuare una eritroplasmaferesi (donazione di plasma e globuli rossi), una eritropiastrinoferesi (donazione di piastrine e globuli rossi), una donazione di piastrine raccolta in due differenti sacche o ancora una plasmapiastrinoferesi (donazione di plasma e piastrine). In ogni caso la donazione non mette in pericolo il donatore, il quale dovrà solo seguire alcuni semplici consigli per evitare effetti collaterali. La ripresa dopo una quallunque donazione è assicurata in pochissime ore.

Come dice il termine stesso, si tratta di un tipo di trasfusione di sangue del soggetto stesso. Diverse sono le modalità con cui questa può avvenire.

Predeposito: è il metodo più utilizzato e consiste nell’infusione di sangue prelevato in precedenza dal soggetto. Questo può verificarsi quando una persona deve essere sottoposta ad un intervento importante per cui il sangue diventa necessario a compensare le perdite che si possono verificare durante l’operazione.
Nei giorni che precedono l’intervento il paziente si sottopone ad una serie di prelievi, fino al raggiungimento del quantitativo stimato necessario. Questa procedura ha dei vantaggi, in quanto riduce a zero le reazioni di incompatibilità, elimina il rischio di trasmissione di malattie infettive, riduce il rischio di immunizzazione ad alcuni antigeni e la conseguente manifestazioni di effetti a distanza. Infine vengono risparmiate sacche di sangue da altri donatori che possono così essere destinate ad altre situazioni di necessità.

Recupero perioperatorio: solo durante alcune specifiche tipologie di intervento il sangue perduto viene recuperato mediante appositi macchinari, che lo filtrano e ritrasfondono al paziente.

Emodiluizione normovolemica: consiste nel prelievo di una o più unità di sangue subito prima di un intervento chirurgico. Il sangue così prelevato viene sostituito con soluzioni elettrolitiche o colloidali che migliorano il flusso della microcircolazione, riducono la viscosità del sangue e consentono di perdere meno componenti fondamentali. In caso poi di perdite ematiche superiori ad una certa soglia, si può reinfondere il sangue precedente prelevato, ricco di piastrine e fattori coagulanti, senza ricorrere alle scorte di sangue fresco da altri donatori.