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Evoluzione della donazione: dai volontari improvvisati alla selezione professionale di oggi

Il monumento al donatore nei pressi dell’Ospedale San Lorenzo di Valdagno

Il racconto di oltre 40 anni di esperienza del dottor Enrico Acerbi

Nato a Valdagno nel 1952, una laurea in Medicina conseguita nel 1977 presso l’ateneo di Padova, Enrico Acerbi è stato per oltre 40 anni un riferimento per tanti donatori e donatrici che hanno calcato i corridoi del Centro Trasfusionale valdagnese.

Il primo incarico nel 1978, fresco fresco di laurea, conseguente all’autonomia dei centri trasfusionali che prima venivano presi in carico dal primario anestesista. In quegli anni portava avanti in parallelo anche l’operato come medico di base, divenendo poi definitivamente un medico ospedaliero nel 1990. Nel 1980, tramite concorso, l’assegnazione ufficiale all’incarico, poi il militare e quindi il ritorno al centro trasfusionale nel 1982. Da allora questo ambiente ha visto una costante evoluzione di cui Acerbi è stato protagonista fondamentale.
Presidente Provinciale AVIS per cinque anni, per due anni Consigliere Nazionale Veneto e poi Direttore Sanitario provinciale, pur con qualche difficoltà nei rapporti con i colleghi medici Acerbi si guarda alle spalle e ammette con serenità: “Rifarei tutto!”

Come è cambiato il sistema dei centri trasfusionali regionali e nazionali negli anni, quali passi in avanti sono stati fatti e quali sono ancora le migliorie che dovrebbero essere apportate?
Ci si potrebbe scrivere un libro. Le strutture trasfusionali hanno cambiato tutto, in modo radicale: sono arrivate nuove nome, si sono moltiplicate le attività promosse, si sono evoluti i materiali, così come è cresciuta sempre più la tutela dei donatori e dei pazienti. Si è trattato di una rivoluzione a 360° di cui possiamo essere fieri.

Come è cambiato l’approccio dei donatori alla donazione negli anni?
L’effetto principale delle normative che si sono susseguite nel tempo è stato quello di rendere la figura del donatore molto più professionale e meno legata all’improvvisazione. All’inizio si chiamavano i volontari anche la notte e si usava il sangue appena prelevato, senza bisogno di accertamenti. E poi il punto ristoro metteva a disposizione anche vino e grappa.

Perché oggi è ancora più prezioso diventare donatori?
Non credo ci sia un più prezioso o meno. Oggi la donazione rimane un gesto prezioso come lo è sempre stato. Viviamo purtroppo in una società dove prevalgono l’individualismo e l’ignoranza. Per questo motivo, forse, i donatori sono persone ancora più qualificate e da elogiare per lo spirito altruista che li guida.

In questi anni di lavoro al fianco dei donatori qual è l’aneddoto più simpatico che ricorda?Le prime donazioni, come dicevo, si facevano a chiamata diretta del donatore, ad ogni ora del giorno e soprattutto della notte. Anche il medico di riferimento era sempre reperibile pur non essendogli riconosciuto alcun compenso. Spesso ci si trovava a dover scegliere chi svegliare alle 3.00 o 4.00 di mattina e si optava sempre per quelle persone fidate che di fatto non potevano dire di no: si cadeva quindi sempre su qualche prete, sul mitico Piero Penzo al tempo presidente AVIS, o qualche donatore “fedele” che intercettavamo spesso tra le esperienze in parrocchia o nel mondo scoutistico. Era un compito gravoso, ma spesso riservava momenti davvero commoventi.Dopo la riforma che ha coinvolto la selezione dei donatori, invece, un ricordo su tutti mi fa venire ancora oggi le lacrime: prima della donazione, come succede ancora adesso, si doveva compilare un apposito questionario e poi sottoporsi a visita medica. Tra le domande figurava anche quella che chiedeva di indicare eventuali farmaci assunti. Ricordo la scheda di un donatore che, mal interpretando quanto scritto mi aveva risposto “Si. Asiago, Vezzena e Stracchino”. In un attimo i “farmaci assunti” erano diventati “formaggi assunti”. Impossibile non farci una gran risata!

Da pensionato quali sono i ricordi che la legano ancora con piacere al lavoro passato?
Sicuramente la mia squadra e soprattutto le infermiere e il personale tecnico che mi hanno affiancato in tanti anni. Grazie al bel clima che regnava si lavorava volentieri e spesso con il sorriso. Di questo se ne sono sempre resi conto anche tanti donatori e donatrici che tutt’oggi mi incrociano per strada e non disdegnano di riservarmi un saluto cordiale.

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